Picnic PostNL, il direttore tecnico Rudi Kemna risponde alle accuse di “clima di terrore”: “Devastati dall’essere descritti così, cercheremo di capire cosa possa essere successo davvero”

La Picnic PostNL non è riuscita a godersi alcuni dei momenti agonisticamente migliori del suo 2026, vista la bufera in cui è finita nelle ultime ore. La squadra neerlandese, che ha vissuto una stagione decisamente avara di soddisfazioni, ha visto un suo giovane corridore, Frits Biesterbos, andare a vincere una tappa al Tour of Guangxi 2026 e indossare anche, per un giorno, la maglia di capolista della classifica generale della corsa WorldTour cinese. Nelle stesse ore, un’inchiesta giornalistica condotta da due mezzi di informazione neerlandesi ha portato alla luce una serie di testimonianze che sollevano diverse, e pesanti, accuse alla dirigenza della squadra diretta da Iwan Spekenbrink. 

La realtà neerlandese, che ha anche una WorldTour femminile e una squadra giovanile di categoria Continental, ha affidato a un comunicato abbastanza laconico la sua prima risposta. Poi, è arrivata un’intervista concessa da Rudi Kemna, capo della divisione sportiva, a WielerFlits: “Posso sicuramente dire che sono profondamente turbato da tutto questo e che mi dispiace per le persone che apparentemente abbiamo traumatizzato. Sono a dir poco sorpreso da tutto questo, ma evidentemente è una cosa che fa male”.

Kemna aggiunge: “Mi fa anche male che siamo descritti in questo modo come intera squadra e come singole persone, parlando di me e di Iwan Spekenbrink. Noi abbiamo sempre cercato di guidare la squadra nel miglior modo possibile, guardando con attenzione soprattutto alla sicurezza. La cultura che abbiamo in questa squadra è quella di non forzare nessuno a fare qualcosa che non voglia, solo per cercare le prestazioni. Ci siamo comportati sempre onestamente e apertamente. Così, queste accuse mi devastano”.

Una delle voci maggiormente critiche nei confronti dell’ambiente di quella che da un paio d’anni si chiama Picnic PostNL, ma che ha una storia ben più lunga alle spalle, è stata quella di Martijn Tusveld, che oggi corre per una Continental ma che in passato è stato “bandiera” della squadra: “Io ho ricevuto una sua mail – le parole di Kemna – Gli ho risposto, gli ho proposto un incontro e le cose si sono calmate. Fino a oggi… Mi dispiace per lui. perché ho sempre pensato che fosse una brava persona. Trovo difficile capire ora che lui sia rimasto con noi a lavorare per tanti anni (sette stagioni, dal 2018 al 2024 – ndr). Penso sia un aspetto che indichi che lui si trovasse bene nella nostra squadra“.

Il tecnico neerlandese sottolinea che “i vari episodi raccontati e gli esempi che stanno girando li conosco e so quale area della nostra squadra toccano principalmente. Ma non è proprio quella l’area per cui si potrebbe parlare di una cultura del terrore e dittatoriale. Faccio fatica persino a pronunciare queste parole. Io non mi ci riconosco proprio in queste descrizioni. Poi, se queste cose hanno avuto questi effetti, noi non abbiamo mai avuto intenzione che andasse così. Se sono state percepite così, comunque, non possiamo far finta di niente. Dovremo capire esattamente cosa possa essere successo in concreto. Se c’è stato davvero qualcosa di questo tipo, di certo non potremo non fare nulla”.

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